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Il Centro Studi l'Araldo in collaborazione con l'associazione SOLIDARITE' KOSOVO, promuove una raccolta di materiale per i bambini delle enclaves serbe in Kosovo. Per maggiori informazioni contattateci alla mail centrostudi@araldo.info
Di seguito una lettera pervenutaci da un sacerdote ortodosso del monastero dei Santi Arcangeli in Pristen, che ci illustra l'attuale situazione della popolazione serba in Kosovo.
Oggi, nove anni dopo la "guerra umanitaria", intervento militare, che ufficialmente aveva compito di pacificare e rendere tranquilla e multietnica l'antica terra serba di Kosovo e Metohija, assicurando la vita pacifica per la popolazione serba, e sostanziasle autonomia politica per la minoranza albanese, i fatti dimostrano tutt'altro.
Il nostro popolo decimato, affrontando quasi totale scomparsa, sta ancora come testimone di un'ingiustizia e ipocrisia enorme, dei monasteri e chiese medievali rasi al suolo, cimiteri distrutti eprofanati, interi villaggi brucciati e distruti, bambini assasinati o nel esilio, quelli pochi serbi che vivono nei ultimi ghetti europei, aspettando la giustizia. La giustizia...?
Il potere nelle mani degli ex-guerriglieri dell'UCK, i famosi "signori della guerra" che controllavano il territorio del Kosovo. Questi "signori della guerra", una volta "democraticamente" eletti e divenuti esponenti politici, non hanno dimenticato le vecchie abitudini legate alla criminalità organizzata. Solo la retorica cambiata: negli ultimi anni si parla molto di plurietnicità e pluriconfessionalità, ma sul terreno la realtà è del tutto diversa, con risultati catastrofici. Siamo testimoni di atti di pulizia etnica tacitamente approvati dalla comunità internazionale, che chiude non solo un'occhio, ma molte volte entrambi, pulizia etnica questa volta perpetrata contro il popolo serbo che sta affrontando, senza eccessiva attenzione della comunità internazionale un genocidio (ricordiamoci del significato del termine genus cidere) silenzioso, dopo più di un millenio di partecipazione attiva alla cultura dell'Europa cristiana.
Questo rende il dolore ancor più grande, sapendo che la stessa "madre" Europa per il popolo serbo sta diventando sempre più una matrigna cattiva. Sopratutto sorprende che l'Europa non veda (o non voglia vedere) i pericoli per sé stessa, i pericoli della creazione di uno stato mafioso, un cancro economico e politico ad limina Europaeorum. E l'unico vescovo cristiano in Europa oggi, vescovo serbo-ortodosso Artemije, ancora dopo nove anni vive come esule, come profugo nella propria terra. Anche lui, con il suo popolo, scatenato e crocifisso, aspetta e spera, sapevole che anche la nostra Europa ha contribuito nel fare la croce sulla quale siamo crocifissi.
Aiutare questo popolo oggi non e solo un dovere morale o un obbligo per aiutare il prossimo che soffre, ma inanzittutto un pegno per future generazioni europee, pegno che dice, ancora ci siamo e ci saremo.
Aiutate il popolo serbo nel Kosovo e Metohija!
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